venerdì 24 dicembre 2010

AUGURI



In ogni bollicina del vostro brindisi,ci sono tutti i nostri cordiali auguri,frizzanti,leggeri,briosi ed affettuosi.

Buon Natale e Felice 2011 con tutto ciò che più desiderate.

Con affetto a tutti
circolo territoriale di Santa Marinella e Santa Severa R Brasillach.


Grazie, e ancora auguri!

venerdì 3 dicembre 2010

ADRIANO PALOZZI SINDACO DI MARINO:
PRESENTAZIONE DELLA COALIZIONE DEI MODERATI

Venerdì 10 dicembre 2010 ore 18.00
Palazzetto dello Sport di Cava dei Selci- Marino

Caro amico/amica, venerdì 10 dicembre alle ore 18:00, si terrà la presentazione della coalizione a sostegno di Adriano Palozzi Sindaco di Marino, presso il Palazzetto dello Sport di Cava dei Selci in Via Appia Vecchia (affianco al Palaghiaccio di Marino).

Interverranno:
On. Francesco Aracri, Deputato Pdl
On. Vincenzo Piso, Deputato e Coordinatore Pdl del Lazio
On. Luciano Ciocchetti, Segretario Regionale Udc del Lazio
On. Francesco Lollobrigida, Coordinatore Pdl Provincia di Roma
On. Luca Malcotti, Ass. Infrastrutture e lavori pubblici Regione Lazio
Sen. Domenico Gramazio, Senatore Pdl
On. Mario Baccini, Deputato Pdl
On. Antonio Buonfiglio, Coordinatore Regionale Fli del Lazio

Ti saremmo grati se garantissi la tua presenza.

Francesco Aracri Adriano Palozzi

domenica 21 novembre 2010


VIVISEZIONE: L’ITALIA NON CI STA! E BACCHETTA IL PARLAMENTO EUROPEO
NoiRoma Sabato 13 Novembre

La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal trattamento che riserva agli animali" (Mahatma Gandhi) 8 Settembre 2010. La direttiva europea n° 2010/63/UE sulla vivisezione autorizza il ricorso ad esperimenti scientifici ergo a torture su gatti, cani randagi e specie in via d’estinzione, primati compresi. Una pratica osteggiata nella nostra nazione già dal 1991. Ciò nonostante, se l’iter di recepimento della direttiva giungesse a conclusione, tale oscenità legislativa rappresenterebbe un passo indietro di vent’anni per un’ Italia che, in materia di rispetto per gli animali, molto ha da insegnare all’Europa. A Palazzo Ferraioli, in una sala gremita nonostante il violento temporale che ha colpito la capitale, si è svolta la conferenza stampa promossa dall’associazione no profit “Amici di Susanna”. L’intervento dell’ On.Aracri, che ha riassunto quelli dei consiglieri Angelini e Masini, come lui firmatari della mozione contro la direttiva, ha espresso in tre punti sostanziali le motivazioni con cui si fa portavoce dei cittadini, a partire da quella fondamentale che attiene all’amore per gli animali. Senza dimenticare l’impatto sull’ economia della nazione e soprattutto sulla strumentalizzazione della ricerca contro le malattie. Promuovendo la vivisezione come unico strumento di progresso contro patologie gravi o meno, si camuffa pretestuosamente il business che arricchisce i colossi della cosmesi e le case farmaceutiche, giustificando la mattanza di milioni di animali indifesi. E dire che in Italia, a Reggio Emilia, si era appena riusciti a far chiudere il penultimo allevamento “produttore” di cani da esperimento.
L’ultimo, il famigerato “Green Hill”, ogni mese avvia 250 esemplari di razza beagle ad una morte orribile. Non solo la direttiva europea implementerebbe questo macabro mercato, ma andrebbe ad alimentare il commercio parallelo degli “acchiapparandagi”, personaggi senza scrupoli artefici di un’esplicita missione di morte. Sfatiamo una volta per tutte il mito della necessità della vivisezione: attraverso la sofferenza degli innocenti non si aiuta l’uomo a curare le proprie malattie. O perlomeno, non più di quanto si potrebbe con la ricerca alternativa. Le reazioni delle cavie alle sostanze iniettate non sono attendibili come si vuol far credere. La nostra biologia, le nostre reazioni ai farmaci sono profondamente diverse da quelle di altri esseri viventi. La ricerca non violenta rappresenta allora l’unica strada percorribile, anche a sostegno della lotta contro la fuga di cervelli per cui siamo tristemente noti. Felicetti, Presidente della LAV (Lega Anti Vivisezione) ha ricordato che la direttiva andrà recepita entro il 1° Gennaio 2013. Abbiamo poco tempo per apportare il nostro contributo. Tanto per cominciare, con una firma si potrà sostenere la richiesta di introduzione di una legge nazionale che contrasti quella europea e sia di esempio agli altri paesi, nel favorire lo sviluppo di metodi di ricerca alternativi. Non serve neppure mettere mano al portafogli : difendere il valore prezioso della civiltà non costerà nulla e ci ripagherà per sempre. Un giorno gli animali saranno rispettati per essere portatori sani di affetto e amore. Tra i molti volti noti, lo ha testimoniato involontariamente l’attrice Vanessa Gravina, che ha sparso la voce per donare ad un caro amico la gioia di un cucciolo rigorosamente senza pedegree. Ora sappiamo cosa fare. Mano alla penna allora, ha appena avuto inizio una battaglia silenziosa! di Antonella Scaramuzzino

domenica 1 agosto 2010

Statuto AreaNazionale


Art. 1 - È costituita nel rispetto del codice civile e della normativa vigente l'Associazione Culturale “AreaNazionale.”


Art. 2 – L’associazione ha sede legale in Roma via della stelletta 5, è una libera Associazione di fatto, con durata illimitata nel tempo e senza scopo di lucro, regolata a norma del Titolo I Cap. III, art. 36 e segg. del codice civile, nonché del presente Statuto.


Art. 3 - Scopo dell’associazione è la promozione, la diffusione, lo studio dei principi politico culturali della identità politica nazionale che si riconosce nella storia dei movimenti politici fondati al fine di garantire la dignità spirituale e le aspirazioni economiche e sociali del popolo italiano, nel rispetto delle sue tradizioni di civiltà e di unità nazionale, nella coerenza con i valori di libertà personale e di solidarietà generale, nella costante adesione ai principi democratici ed alle regole delle istituzioni rappresentative. L'Associazione AreaNazionale riconoscendosi nei principi e nei valori della civiltà occidentale ed europea promuove l’incontro fecondo tra competenze, interessi, culture e professionalità.


Art. 4 - Per il raggiungimento dei suoi fini l'associazione AreaNazionale promuove attività culturali, convegni, conferenze, manifestazioni pubbliche, dibattiti, iniziative editoriali e comunicative anche attraverso la rete internet, nonché ogni altra attività che riterrà opportuna in adesione ai principi esposti nel presente statuto.


Art. 5 - L'associazione AreaNazionale è aperta a tutti gli uomini e le donne che, interessati alla realizzazione delle finalità istituzionali, accettino gli articoli dello statuto e ne condividano lo spirito e gli ideali. Possono essere soci tutte le persone fisiche, che ne facciano richiesta attraverso le modalità che verranno stabilite dai competenti organi. L’organo competente a deliberare sulle domande degli aspiranti soci è il Comitato Direttivo che con apposito regolamento disciplina le modalità di adesione.


Art. 6 - SOCI FONDATORI

Ci sono due categorie di soci: coloro che sono intervenuti alla costituzione dell’Associazione, la loro qualità di soci ha carattere di perpetuità.


Art. 7 - SOCI EFFETTIVI

Coloro che hanno chiesto e ottenuto la qualifica di socio al Comitato Direttivo. Hanno diritto di voto e sono eleggibili alle cariche sociali. La loro qualità di soci effettivi è subordinata alla loro iscrizione.

Il numero dei soci effettivi è illimitato.

Le Attività svolte dai soci a favore dell’Associazione e per il raggiungimento dei fini sociali sono svolte prevalentemente a titolo di volontariato e totalmente gratuite.

L’associazione può in caso di particolare necessità, assumere lavoratori dipendenti o avvalersi di prestazioni di lavoro autonomo, anche ricorrendo ai propri associati.


Art. 8 - DIRITTI DEI SOCI

I soci aderenti all’associazione hanno diritto di eleggere gli organi sociali e di essere eletti negli stessi. Tutti i soci hanno i diritti di informazione e di controllo stabiliti dalle leggi e dal presente Statuto. L’associazione si avvale di attività prestata in forma volontaria e gratuita dei propri associati. Tutti i soci hanno diritto di accesso ai documenti, delibere e registri dell’associazione. Tutti i soci maggiorenni hanno diritto di voto.


Art. 9 - DOVERI DEI SOCI

Gli aderenti svolgeranno la propria attività nell’associazione in modo personale, volontario e gratuito senza fini di lucro, in ragione delle esigenze e disponibilità personali dichiarate.

Il comportamento del socio verso gli altri aderenti ed all’esterno dell’associazione deve essere animato da spirito di solidarietà ed attuato con correttezza, buona fede, onestà, probità, e rigore morale, nel rispetto del presente Statuto e delle linee programmatiche emanate.


Art. 10 - RECESSO ESCLUSIONE DEL SOCIO

Il socio può recedere dall’associazione mediante comunicazione scritta da inviare al coordinatore del Comitato Direttivo di sezione. Il recesso ha effetto dalla data di chiusura dell’esercizio sociale nel corso del quale è stato esercitato. Il socio può essere escluso dall’associazione in caso di inadempienza dei doveri previsti dall’art. 6 o per altri gravi motivi che abbiano arrecato danno morale e/o materiale all’associazione stessa.

L’esclusione del socio è deliberata dal Comitato Direttivo di sezione. Deve essere comunicata a mezzo lettera al medesimo, assieme alle motivazioni che hanno dato luogo all’esclusione e ratificata dall’assemblea soci nella prima riunione utile.

Sono receduti e/o esclusi che abbiano cessato di appartenere all’associazione non hanno diritto alcuno sul patrimonio dell’associazione.


Art. 11 - GLI ORGANI SOCIALI

Gli organi sociali dell’associazione sono:

I circoli

L’assemblea nazionale

I rappresentanti regionali

Il Comitato Direttivo

Il Presidente

Il Portavoce

Tutte le cariche sociali sono assunte e assolte a totale titolo gratuito


Art. 12 – I CIRCOLI DI AREA NAZIONALE

L’unità organica fondamentale dell’associazione AreaNazionale è il Circolo che deve essere composto da almeno 10 iscritti.

Il Circolo può essere Territoriale o di ambiente secondo quanto espresso nel presente capo.

Sono Circoli Territoriali quelli che operano su un territorio definito, quale il rione, la circoscrizione, il Comune, o su un territorio più vasto la cui individuazione compete al rappresentante regionale.

Sono Circoli di ambiente quelli che fanno riferimento come distintivo elemento di aggregazione a particolari ambiti sociali, professionali, culturali o economici.

I Circoli, nel rispetto e nell’osservanza del progetto culturale e politico di AreaNazionale, dispongono di autonomia organizzativa e di azione politica.

Gli ambiti di esercizio dell’autonomia dei Circoli devono essere compatibili con i principi stabiliti dal presente Statuto, con i regolamenti e con le direttive politiche ed organizzative impartite dagli organi centrali e periferici dell’associazione.

I Circoli, sia Territoriali che di ambiente, fanno capo al rappresentante regionale che costituisce il punto di riferimento per il coordinamento della loro attività.

Il rappresentante regionale può nominare, previa autorizzazione del Presidente, un rappresentante provinciale ove questi lo reputi necessario.


Art. 13 - L’ASSEMBLEA

L’assemblea è organo sovrano dell’associazione.

L’assemblea è costituita dai soci fondatori e effettivi, è convocata almeno una volta all’anno dal Presidente dell’associazione o da chi ne fa le veci mediante:

Avviso scritto da inviare con lettera semplice o con posta elettronica agli associati, almeno 10 giorni prima di quello fissato per l’adunanza. L’assemblea dei soci è convocata dal Presidente almeno una volta all’anno ed è presieduta dal Presidente stesso o da un suo delegato nominato tra i membri del Direttivo.

Deve inoltre essere convocata :quando il Direttivo lo ritenga necessario, quando richiesta da almeno un decimo dei soci.

L’assemblea è organo sovrano dell’associazione.

Gli avvisi di convocazione devono contenere l’ordine del giorno dei lavori e la sede ove si tiene la riunione .

L’assemblea può essere ordinaria e straordinaria.

E’ straordinaria l’assemblea convocata per la modifica dello Statuto o deliberare il trasferimento della sede legale o lo scioglimento dell’associazione. E’ordinaria in tutti gli altri casi.

L’assemblea ordinaria è valida in prima convocazione se è presente la maggioranza degli iscritti aventi diritto di voto, in seconda convocazione, da tenersi anche nello stesso giorno, qualunque sia il numero dei presenti.


Art. 14 - L’ASSEMBLEA ORDINARIA

- Elegge il Presidente;

- Elegge il Comitato Direttivo;

- Propone iniziative indicandone modalità e supporti organizzativi;

- Ratifica le esclusioni dei soci deliberate dal Comitato Direttivo;

- Approva il programma annuale dell’associazione.

Le deliberazioni dell’assemblea ordinaria vengono prese a maggioranza dei presenti; sono espresse con voto palese, tranne quelle su problemi riguardanti le persone e la qualità delle persone o quando l’assemblea lo ritenga opportuno. Ogni socio ha diritto di esprimere un solo voto. Le discussioni e le deliberazioni dell’assemblea ordinaria e straordinaria sono riassunte in un verbale redatto dal Segretario o da un componente dell’assemblea appositamente nominato. Il verbale viene sottoscritto dal Presidente e dall’estensore è trascritto su apposito registro, conservato a cura del Presidente nella Sede dell’associazione. Ogni socio ha diritto di consultare i verbali delle sedute e chiederne, a proprie spese, una copia.


Art. 15 - L’ASSEMBLEA STRAORDINARIA

Approva eventuali modifiche allo Statuto con la presenza di 2/3 dei soci e con decisione deliberata a maggioranza dei presenti.

Hanno diritto di partecipare alle assemblee, di votare e di essere eletti, tutti i soci iscritti.


Art. 16 - COMITATO DIRETTIVO

L’associazione è amministrata da un Comitato Direttivo eletto dall’assemblea e composto da tre a cinque membri.

La convocazione del Comitato Direttivo è decisa dal Presidente o richiesta e automaticamente convocata da tre membri del Comitato Direttivo stesso.

Le delibere devono avere il voto della maggioranza assoluta dei presenti , a parità di voti prevale il voto del Presidente.

All’atto di costituzione dell’ associazione e fino alla convocazione della prima assemblea il comitato direttivo è composto dai soci fondatori. Il comitato direttivo compie tutti gli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione.

Redige e presenta all’assemblea il rapporto annuale sulle attività dell’associazione.

Ammette i nuovi soci.

Esclude i soci salva successiva ratifica dell’assemblea ai sensi dell’art 7 del presente statuto.

Le riunioni del Comitato Direttivo sono legalmente costituite quando è presente la maggioranza dei suoi componenti.

Nell’ambito del Comitato Direttivo sono previste almeno le seguenti figure:

Il Presidente e il Portavoce se nominato dal Presidente.


Art. 17 - IL PRESIDENTE

Il Presidente ha la legale rappresentanza dell’associazione, presiede il Comitato Direttivo e l’Assemblea. Rappresenta l’associazione di fronte alle autorità ed è il suo portavoce ufficiale salvo voglia nominare anche un membro del Comitato Direttivo.

Convoca l’assemblea dei soci e il Comitato Direttivo sia in caso di convocazioni ordinarie che straordinarie.




Art. 18 – I RESPONSABILI REGIONALI

Il Comitato direttivo individua i responsabili regionali che vengono nominati dal Presidente. I responsabili regionali coordinano le attività dell’associazione sul territorio in piena autonomia nell’ambito delle linee di indirizzo del comitato direttivo e nel rispetto dei principi istitutivi dell’associazione.




Art. 19 – UTILIZZO DEL MARCHIO

L'utilizzo del marchio e del simbolo di AreaNazionale è riservato ai membri del Comitato Direttivo sentito il Presidente.




Art. 20 - MODIFICHE STATUTARIE

Questo statuto è modificabile con la presenza dei due terzi dei soci dell’associazione e con voto favorevole della maggioranza dei presenti.

Ogni modifica o aggiunta non potrà essere in contrasto con gli scopi sociali, con la dottrina e il Regolamento interno e con la Legge Italiana.


Art. 21 - SCIOGLIMENTO DELL’ASSOCIAZIONE

Per deliberare lo scioglimento dell’associazione occorre il voto favorevole di almeno tre quarti degli associati convocati in assemblea straordinaria.




Art. 22 - DISPOSIZIONI FINALI

Per tutto ciò che non è espressamente previsto si applicano le disposizioni contenute nel codice civile e nelle leggi vigenti in materia.

martedì 20 luglio 2010

Come reagire a Nichi Vendola


Come reagire a Nichi Vendola
di Salvatore Tatarella

Il Governatore della Puglia è sceso in campo. La sua candidatura per le primarie del Pd è ufficiale. Il Partito democratico, che nemmeno in questo momento di crisi del berlusconismo è in grado di mettere in campo una proposta politica unitaria e credibile, osserva attonito. Quando si scuoterà, litigherà a lungo, prima di trovare l’accordo su un candidato alternativo, ma sarà troppo tardi. Nichi intanto avrà già percorso tutta l’Italia, in lungo e in largo, facendo, da solo e prima di chiunque altro, due campagne elettorali in una. La prima, nella sinistra e per le primarie, la seconda nel Paese e per il governo. Vincerà certamente la prima. Vediamo di non fargli vincere anche la seconda. Ma come? Nel Pdl molti già si fregano le mani.
Vendola, sostengono costoro, è un candidato estremista; spaventerà l’elettorato moderato, col doppio risultato di far perdere voti al Pd e farli guadagnare al Pdl. Non concordo su questa analisi, che considero datata e semplicistica, ma di questo mi occuperò più in là. Guardo, per ora, a quanto accade nel Pdl. Dopo Claudio Scajola e Aldo Brancher, si è dimesso anche Nicola Cosentino. Tutti hanno plaudito. Non solo quegli ingrati di Generazione Italia. Persino il Giornale e Libero. La pulizia del Pdl è appena cominciata, hanno titolato. Ci ha pensato personalmente Silvio Berlusconi, che ad agosto, mentre tutti gli altri italiani andranno in vacanza, metterà mano anche alla riorganizzazione e al rilancio del partito. Contento? Per niente. La pulizia del partito non è affatto cominciata. Anzi. Vedo solo tatticismi, furbizie e un preoccupante fare quadrato, a difesa anche dell’indifendibile. Denis Verdini è ancora il coordinatore nazionale del Pdl, come Nicola Cosentino lo è della Campania. Il primo, accusato fra l’altro, anche di manovrare dossier falsi contro un parlamentare del suo partito, continua a restare al suo posto. Ha fatto sapere di non aver alcuna intenzione di dimettersi e i suoi colleghi, e lo stesso Berlusconi, gli hanno espresso solidarietà e fiducia. Lo stesso dicasi per Cosentino. Quest’ultimo non si era dimesso nemmeno quando la Corte di Cassazione aveva convalidato l’ordine di arresto nei suoi confronti. Lo ha fatto ora, ma solo per evitare il voto in Parlamento sulla mozione di sfiducia. Così come, qualche settimana prima, aveva già fatto il ministro Aldo Brancher. Uscito dal governo, ha mantenuto intatti ruolo e potere, oltre alla fiducia, che in lui continua a riporre Silvio Berlusconi. Se il buon giorno si vede dal mattino, c’è poco da stare allegri. Mi preoccupa molto l’idea che, in una sfida con Nichi Vendola, il mio partito possa essere guidato ancora da un personaggio come Denis Verdini. Non faccio il moralista. Metto nel conto che intorno a uomini di potere possano aggirarsi famelici avvoltoi e faccendieri senza scrupoli. Se non li si vuole scacciare, che li si tenga almeno a distanza. Mi ha, invece, molto colpito il tono assai riverente, quasi servizievole, col quale il coordinatore nazionale del primo partito italiano usava trattare un pregiudicato, piduista, come Flavio Carboni, tale da ingenerare il dubbio su chi fosse, dei due, il più potente. Dopo la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche, Silvio Berlusconi poteva dare un segnale forte al Paese e al suo partito, mandando subito a casa, sia Verdini che Cosentino. Invece, se li è tenuti entrambi, li ha difesi e, presumibilmente, anche con loro intenderà riorganizzare e rilanciare il partito.
Sotto questi auspici ci apprestiamo a prepararci per lo scontro con Nichi Vendola? Pensiamo ancora di vincere con uno stuolo di incapaci, di inetti e, qualche volta, di impresentabili, coperti solo dal grande scudo della popolarità di Silvio Berlusconi? Pensiamo che sia ancora sufficiente? Io penso di no e non mi stancherò mai di ripeterlo. Così perdiamo. E’ necessario subito un forte segnale di discontinuità, una “rupture”, per dirla alla francese. Berlusconi ne ha avuta l’occasione. Non l’ha colta, ma è ancora in tempo per farlo. Cominci con il mandar via, sia Verdini che Cosentino. Se non ne avrà il coraggio, sfidare Vendola toccherà ad altri. Ma non c’è molto tempo, Vendola è già in campo. Non gli possiamo regalare un vantaggio, che rischierebbe di diventare incolmabile. Per informazioni, chiedere a Massimo D’Alema e Francesco Boccia.

venerdì 16 luglio 2010

Ma è in Puglia che si deciderà il futuro…


Ma è in Puglia che si deciderà il futuro…
di Salvatore Tatarella


"Articolo pubblicato sul numero di luglio della rivista “Formiche”


Dove va e che farà Gianfranco Fini? Sono in molti a porsi oggi questa domanda. Naturalmente se la pone anche Silvio Berlusconi che, però, spesso ama scherzare anche sulle questioni più serie, affidandosi a qualche barzelletta. E così, da qualche settimana e per sua iniziativa, circola insistentemente quella dell’ex missino che, per sapere cosa intenda fare l’amico Gianfranco, si rivolge speranzoso alla lampada di Aladino. Barzellette a parte, prima ancora che interrogarsi su cosa voglia fare Gianfranco Fini, credo che il premier farebbe bene a riflettere meglio su cosa intenda fare lui per primo. Abbiamo appreso che conta di vivere sino a 120 anni e che intende governare ancora a lungo, perché in Italia, sia nell’opposizione che nella sua stessa coalizione, non c’è uno che possa fare come e meglio di lui. Naturalmente, il Cavaliere questi propositi si è ben guardato dall’esporli all’Ufficio di Presidenza o alla Direzione nazionale del suo partito. Fedele al suo personaggio, ha preferito una più amicale cena, non ricordo bene, se a Roma, con gli impomatati ragazzotti e le scosciate ragazzotte dei suoi Promotori della Libertà, o nella capitale della Bulgaria, con il critico d’arte Vittorio Sgarbi e l’ex gorilla Boyko Borisov, oggi premier di quel paese. Anche noi, prima di guardare alle intenzioni di Fini, dovremmo cominciare a riflettere su quelle di Silvio Berlusconi. Senza inutili allarmismi e augurandogli personalmente anche 150 e più anni di vita, ma con la maturità e il senso di responsabilità, che sempre debbono connotare la classe dirigente di un partito, che conserva l’ambizione di guidare ancora e a lungo il nostro Paese, anche dopo e senza Silvio Berlusconi. Capisco
che un tema come questo possa infastidire e indignare la categoria dei giullari e dei cortigiani che, in ogni epoca, ha sempre affollato le anticamere del potere. A loro basta e avanza la favola gioiosa del Cavaliere invincibile e immortale. Per chi, invece, voglia vedere oltre la corte e oltre il proprio naso questa è la questione prioritaria e direi dirimente. Cosa voglia fare Silvio Berlusconi è fin troppo chiaro. Perché lo ha già detto più volte; perché, per storia, carattere e formazione, non è uomo che si metta spontaneamente da parte; perché, infine, non ha altre alternative.
Infatti, nemmeno in questa legislatura riuscirà a fare quelle riforme, sempre promesse in ogni campagna elettorale, a cominciare da quella lontanissima del 1994, e mai realizzate: liberalizzazioni, riduzione della pressione fiscale, riforma dello Stato. Non andrà a segno nemmeno l’agognata riforma presidenzialista, per farsi eleggere Capo dello Stato direttamente dal popolo. Non gli resta, quindi, che presentarsi ancora candidato premier anche alle prossime elezioni politiche del 2013. Per la sesta volta consecutiva e diciannove anni dopo la sua prima e storica discesa in campo. Può vincere ancora? La risposta, ovviamente, Berlusconi già se l’è data. Vincerà di sicuro. Il suo ego non ammette alternative. La stessa domanda, però, è giusto che se la pongano anche il Pdl, tutto il centro destra italiano, e anche tutta quella vasta opinione pubblica, non necessariamente di centrodestra, che ha a cuore i destini del Paese. Domanda complessa e difficile, che postula una risposta meno tranciante e meno sbrigativa di quella verosimilmente data da Silvio Berlusconi. Lo scenario del Paese sta cambiando profondamente. Non è più quello che ha accompagnato sino a ieri i successi elettorali di Berlusconi. La crisi economica ha cominciato a far sentire i suoi morsi e, dopo le vacanze, si svelerà in tutta la sua drammaticità, con aziende sull’orlo della chiusura e con migliaia e migliaia di lavoratori a rischio licenziamento. Dovremo cominciare a ridurre per davvero le nostre spese, a cambiare il nostro stile di vita e a rinunciare, speriamo solo temporaneamente, a lussi, privilegi e comodità, alle quali ci eravamo da tempo assuefatti e che mai avremmo pensato di dover un giorno abbandonare. Gli anni che ci separano dalle prossime elezioni, pertanto, saranno anni duri, di conflitti sociali aspri e difficili. Penso che non sia un atto di lesa maestà, ma solo di preveggente buon senso, se, sin da ora, ci interrogassimo su “come e con chi” affrontare quella difficile scadenza.
La crisi economica, intanto, rischia di rimettere in pista la sinistra. I risultati elettorali della Sardegna, seppur parzialissimi, sono un primo, piccolissimo segnale d’allarme. E a sinistra, sembra vada formandosi qualcosa di nuovo. Berlusconi, forse, ancora non se n’è accorto, ma in Puglia le urne, e qualche plateale e imperdonabile errore dei suoi modesti luogotenenti locali, hanno svelato un nuovo leader. E’ Nichi Vendola, gay, cattolico e governatore di una delle regioni più vivaci e moderne del sud. Non nasce, come in passato è sempre accaduto a sinistra, da una selezione interna al partito o al sindacato. Non è espressione della nomenclatura. Anzi, a questa si è opposto con successo, appellandosi al popolo e sbaragliando alle primarie gli apparati e le truppe organizzate di Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani, che in ogni modo e sino all’ultimo avevano tentato di sbarrargli il passo. Vendola non è affatto pago del successo ottenuto. Vuole di più e ha già avviato, prima dello stesso Bersani e di chiunque altro, la sua campagna per le primarie del centrosinistra, del quale vuole essere il candidato premier nel 2013. E’ presto per dire se ci riuscirà. In ogni caso, egli si rappresenterà come il volto nuovo della sinistra. Il volto di un irregolare, di un mistico, di un profeta. Ambizioso, cattolico, poeta e omosessuale dichiarato, ha una solida cultura umanistica, assai lontana da quella delle telenovelas e dei reality d’importazione americana. Predica la fine dei partiti, buca il video, incanta i salotti, infiamma le piazze. Suscita emozioni forti e sa parlare ai giovani, alle donne, ai deboli. Ha saputo costruire un ottimo rapporto con molti esponenti della cultura, dell’arte e della scienza. Nonostante la sua omosessualità, ha un buon rapporto anche con il mondo cattolico. Forse più intenso e, per alcuni versi, più autentico di quello soltanto esibito da molti esponenti del centrodestra. Per raggiungere il suo scopo ha fondato un suo piccolo partito e una organizzazione assai flessibile di piccoli gruppi e movimenti spontanei diffusi sul territorio, le “fabbriche di Nichi”.
Per il centrodestra potrebbe essere un avversario molto ostico. Innanzitutto, perché sarà sottovalutato. Come per due volte di seguito ha fatto Raffaele Fitto, la ex protesi del Cavaliere, collezionando due cocenti e consecutive sconfitte. Poi, perché, soprattutto rispetto a Berlusconi, alla sua sesta candidatura consecutiva, gli riuscirebbe assai facile rappresentarsi come il nuovo della politica, il Barack Obama italiano. Egli metterebbe in campo proprio la forza dirompente della novità, la stessa che ha reso sino ad oggi invincibile Silvio Berlusconi e che il Cavaliere non può più rappresentare, dopo aver dominato e caratterizzato gli ultimi vent’anni di vita italiana. Sbaglierebbe di molto il Cavaliere se pensasse di poter vincere agevolmente la partita contro Vendola, solo perché questi è gay, radicale, estremista e comunista. Nichi non è un estremista, non è un radicale, e anche i comunisti sono ormai una categoria del passato, che sopravvive solo nel lessico del Presidente del Consiglio. È pur vero che l’Italia, dal dopoguerra a oggi, ha sempre espresso una maggioranza elettorale moderata e non di sinistra e che, in tale contesto, sarebbe assai difficile ipotizzare una vittoria di un leader dichiaratamente di sinistra come Vendola. Questo è vero, se si ha riguardo solo ai tradizionali serbatoi elettorali della sinistra, il bracciantato agricolo nel sud e le classi operaie delle grandi fabbriche nel nord, ma questa Italia non esiste più da tempo. Classi sociali ed elettorati oggi sono molto più simili e omogenei di prima. La sinistra ha perso negli ultimi vent’anni, anche perché non si è resa pienamente conto dei grandi cambiamenti intervenuti nella società italiana. Il suo elettorato di riferimento stava cambiando e la sinistra non se ne avvedeva. Vendola, invece, sembra essersene reso conto per primo. Il suo elettorato non è più solo quello tradizionale della vecchia sinistra, e meno che mai la sua frazione estrema e radicale, ma quello, molto più vasto, che, in larga parte, confina e coincide con quello del centro destra. Un elettorato di giovani e di donne, di commercianti, impiegati, artigiani, agricoltori e professionisti, sostanzialmente borghese, urbano e moderato, ma deluso, preoccupato, spaventato e in cerca di coraggiose e innovative risposte ai nuovi e pressanti problemi posti dalla società. Un elettorato anche assai mobile e poco ideologizzato, che vota, scegliendo di volta in volta l’offerta politica più convincente e il leader al quale affidarsi. Per gli ultimi vent’anni ha scelto sostanzialmente sempre e solo Silvio Berlusconi, ma domani, di fronte a un leader nuovo, più giovane, e sopratutto capace di suscitare nuovi sogni e nuove rappresentazioni, potrebbe fare scelte diverse.
Per evitarle e prevenirle, a Gianfranco Fini non resta che scendere in campo in prima persona e lanciare la sfida della sua leadership.
Al Pdl, a tutto il centrodestra e al Paese intero. Subito, senza timori e senza ulteriori cautele e tatticismi. Il tempo, ormai, corre veloce e Fini potrebbe averne anche poco a sua disposizione. Invero, a tanto avrebbe già dovuto pensare per tempo lo stesso Silvio Berlusconi che, però, come spesso è accaduto ai grandi della storia, non ha mai pensato a costruire la sua successione. Anzi, egli continua a pensare di essere indispensabile al Paese e a protrarre oltre ogni limite la sua stagione politica. Da qualche tempo, Fini lancia segnali, pone problemi, suscita discussioni. Storica, perché del tutto impensabile per un uomo come Silvio Berlusconi, la sua mano alzata e la sua sfida, quasi fisica, alla Direzione Nazionale del Pdl. Quella di Fini, a volte, è una salutare azione di stimolo, a volte, di freno. Le sue posizioni in tema di Mezzogiorno, difesa dell’unità nazionale, lotta alla criminalità organizzata, prerogative del Parlamento e libertà di stampa sono state tutte esemplari e di generale consenso, ma resterebbero pur sempre poca cosa, se non fossero espressioni di un disegno più grande e più vasto. Quello di rappresentare la continuità del centrodestra dopo Silvio Berlusconi, il ritorno alla normalità di un centrodestra plurale, europeo e democratico, dopo l’avventura straordinaria e necessariamente unica del suo fondatore. Non si tratta solo di soddisfare una pur legittima ambizione personale. È molto, molto di più. È la sola, possibile risposta da destra a una sinistra nuova e diversa. La sola carta spendibile per una destra, che non voglia assistere, ferma e vecchia, al suo prematuro tramonto. Fini, dunque, è finalmente giunto innanzi al Rubicone della sua vita. O lo varca e si impone come leader di un nuovo centrodestra italiano, o resta imbrigliato, forse per sempre, nella palude di un tatticismo esasperato e inutilmente prudente. Con lui non ci sono più gli ex colonnelli, che lo hanno abbandonato, compiendo una scelta comoda e miope. Con lui, invece, c’è una nuova linfa vitale, c’è il consenso fresco, forte e convinto di una larghissima e matura opinione pubblica. Sono le sue nuove e più fedeli legioni. Quelle che, forse, solo vent’anni fa, quando era ancora il leader di una destra minoritaria e radicale, non lo avrebbero degnato nemmeno della loro attenzione, ma che oggi guardano con grande interesse al solo leader italiano, che ha dimostrato di saper guardare lontano, non temendo di tagliare, se necessario, qualche inutile e vecchio legaccio. Dargli il giusto consiglio su “come e quando” lanciare i suoi dadi, non è facile, anche se una cosa resta certa. Le leadership non si ereditano, si conquistano. E il momento sembra essere giunto. O si pone ora alla guida di un nuovo e moderno centro destra, conquistando e costruendo quel partito che ancora non c’è, o sui colli di Roma spunterà presto un nuovo leader. E questa volta potrebbe non essere di destra.

mercoledì 30 giugno 2010

LA CALDA ESTATE DI ARACRI


LA CALDA ESTATE DI ARACRI
Latina Oggi, 20 Giugno 2010

Domani l’arrivo in città con un obiettivo difficile, quello di pacificare un partito lacerato


La prima grana del commissario sarà il destino degli 11 dimissionari L’arrivo di Francesco Aracri a Latina sarà certamente l’evento politico della prossima settimana. Dopo l’annuncio da parte di Vincenzo Piso ed Alfredo Pallone del commissariamento del Pdl del capoluogo, a Latina c’è una sorta di calma forzata, per la quale nessuno si espone, in attesa di parlare con il commissario inviato da Roma e c o m p r e n d e r e quali saranno le linee guida adottate. L’aria è calma, dunque, ma c’è sottotraccia una palpabile tensione. Gli ex An nutrono forti speranze nel commissariamento targato Aracri. L’obiettivo è quello di mettere, finalmente, con le spalle al muro coloro che hanno firmato le dimissioni per far cadere il sindaco Vincenzo Zaccheo. Sarà certamente questa una delle condizioni che gli ex An porranno sul tavolo del commissario Aracri. I fedelissimi di Zaccheo, su questo tema, assicurano che saranno «intransigenti ». A loro avviso, infatti, è impossibile sedersi al tavolo con chi ha fatto cadere un sindaco del medesimo partito, con quella che viene considerata alla stregua di una imboscata. Si capisce bene, quindi, che il commissario Aracri dovrà sfoderare le sue migliori armi da diplomatico solo per far sedere attorno allo stesso tavolo, le due componenti del Pdl. Infatti gli ex Forza Italia non vogliono sentir parlare assolutamente di epurazioni e non ricandidature. La crisi, per loro, aveva fondamenti politici e pertanto è stata più che giustificata. Del resto, nelle riunioni delle settimane successive alla crisi, gli ex Fi guidati da Vincenzo Bianchi hanno convocato anche e soprattutto gli undici dimissionari. Questi ultimi, inoltre inoltre,sono stati inseriti anche nei gruppi di lavoro per il programma che lo stesso Bianchi vuole sottoporre ad Aracri come base di partenza per il futuro del partito verso le elezioni comunali. Come si vede, dunque, le p o s i z i o n i sono altamente inconciabili . Ed a mettere ancora più carne al fuoco, c’è la p o s i z i o n e della terza c om p o ne nte del partito, quella che fa riferimento al consigliere regionale Giovanni Di Giorgi. Quest ’u l t imo sembra essere il meno entusiasta della scelta Aracri. Ma il gruppo Di Giorgi intende rivolgere la propria attenzione direttamente ai vertici regionali del partito per chiedere la testa del numero due provinciale Fabio Bianchi. Quest’ultimo non viene considerato più espressione della componente ex An. E gli uomini di Giorgi potrebbero chiederne presto la sostituzione.

Tonj Ortoleva