
Come reagire a Nichi Vendola
di Salvatore Tatarella
Il Governatore della Puglia è sceso in campo. La sua candidatura per le primarie del Pd è ufficiale. Il Partito democratico, che nemmeno in questo momento di crisi del berlusconismo è in grado di mettere in campo una proposta politica unitaria e credibile, osserva attonito. Quando si scuoterà, litigherà a lungo, prima di trovare l’accordo su un candidato alternativo, ma sarà troppo tardi. Nichi intanto avrà già percorso tutta l’Italia, in lungo e in largo, facendo, da solo e prima di chiunque altro, due campagne elettorali in una. La prima, nella sinistra e per le primarie, la seconda nel Paese e per il governo. Vincerà certamente la prima. Vediamo di non fargli vincere anche la seconda. Ma come? Nel Pdl molti già si fregano le mani.
Vendola, sostengono costoro, è un candidato estremista; spaventerà l’elettorato moderato, col doppio risultato di far perdere voti al Pd e farli guadagnare al Pdl. Non concordo su questa analisi, che considero datata e semplicistica, ma di questo mi occuperò più in là. Guardo, per ora, a quanto accade nel Pdl. Dopo Claudio Scajola e Aldo Brancher, si è dimesso anche Nicola Cosentino. Tutti hanno plaudito. Non solo quegli ingrati di Generazione Italia. Persino il Giornale e Libero. La pulizia del Pdl è appena cominciata, hanno titolato. Ci ha pensato personalmente Silvio Berlusconi, che ad agosto, mentre tutti gli altri italiani andranno in vacanza, metterà mano anche alla riorganizzazione e al rilancio del partito. Contento? Per niente. La pulizia del partito non è affatto cominciata. Anzi. Vedo solo tatticismi, furbizie e un preoccupante fare quadrato, a difesa anche dell’indifendibile. Denis Verdini è ancora il coordinatore nazionale del Pdl, come Nicola Cosentino lo è della Campania. Il primo, accusato fra l’altro, anche di manovrare dossier falsi contro un parlamentare del suo partito, continua a restare al suo posto. Ha fatto sapere di non aver alcuna intenzione di dimettersi e i suoi colleghi, e lo stesso Berlusconi, gli hanno espresso solidarietà e fiducia. Lo stesso dicasi per Cosentino. Quest’ultimo non si era dimesso nemmeno quando la Corte di Cassazione aveva convalidato l’ordine di arresto nei suoi confronti. Lo ha fatto ora, ma solo per evitare il voto in Parlamento sulla mozione di sfiducia. Così come, qualche settimana prima, aveva già fatto il ministro Aldo Brancher. Uscito dal governo, ha mantenuto intatti ruolo e potere, oltre alla fiducia, che in lui continua a riporre Silvio Berlusconi. Se il buon giorno si vede dal mattino, c’è poco da stare allegri. Mi preoccupa molto l’idea che, in una sfida con Nichi Vendola, il mio partito possa essere guidato ancora da un personaggio come Denis Verdini. Non faccio il moralista. Metto nel conto che intorno a uomini di potere possano aggirarsi famelici avvoltoi e faccendieri senza scrupoli. Se non li si vuole scacciare, che li si tenga almeno a distanza. Mi ha, invece, molto colpito il tono assai riverente, quasi servizievole, col quale il coordinatore nazionale del primo partito italiano usava trattare un pregiudicato, piduista, come Flavio Carboni, tale da ingenerare il dubbio su chi fosse, dei due, il più potente. Dopo la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche, Silvio Berlusconi poteva dare un segnale forte al Paese e al suo partito, mandando subito a casa, sia Verdini che Cosentino. Invece, se li è tenuti entrambi, li ha difesi e, presumibilmente, anche con loro intenderà riorganizzare e rilanciare il partito.
Sotto questi auspici ci apprestiamo a prepararci per lo scontro con Nichi Vendola? Pensiamo ancora di vincere con uno stuolo di incapaci, di inetti e, qualche volta, di impresentabili, coperti solo dal grande scudo della popolarità di Silvio Berlusconi? Pensiamo che sia ancora sufficiente? Io penso di no e non mi stancherò mai di ripeterlo. Così perdiamo. E’ necessario subito un forte segnale di discontinuità, una “rupture”, per dirla alla francese. Berlusconi ne ha avuta l’occasione. Non l’ha colta, ma è ancora in tempo per farlo. Cominci con il mandar via, sia Verdini che Cosentino. Se non ne avrà il coraggio, sfidare Vendola toccherà ad altri. Ma non c’è molto tempo, Vendola è già in campo. Non gli possiamo regalare un vantaggio, che rischierebbe di diventare incolmabile. Per informazioni, chiedere a Massimo D’Alema e Francesco Boccia.
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