sabato 15 maggio 2010

PdL, tre proposte per diventare il “Partito della Legalità”


PdL, tre proposte per diventare il “Partito della Legalità”
di Italo Bocchino


Probabilmente ha ragione il ministro Alfano quando dice che non c’è una nuova Tangentopoli in vista. Al momento non sembra infatti emergere un sistema che coinvolge partiti, correnti organizzate e singoli esponenti politici, come accadde all’inizio degli anni Novanta.
Allo stesso tempo, però, non si può derubricare tutto alla magica formula del “caso isolato”, perché la moltiplicazione di questi casi sta allarmando l’opinione pubblica. Se non c’è un sistema – e a nostro giudizio non c’è – si registra indubitabilmente un abbassamento del livello di etica pubblica che deve contrassegnare quella che Fini definisce la “buona politica”. E ci sono tanti – troppi – episodi di malcostume che al di là delle implicazioni penali e delle eventuali responsabilità dei singoli rischiano di allontanare gli italiani dalla politica.
In questi giorni gli italiani leggono e sentono di parlamentari privilegiati per l’acquisto dei biglietti della finale di calcio della champions league, di deputati che si lamentano perché vengono multati se prendono la corsia degli autobus e dei taxi e di chi addirittura propone un aumento di stipendio ai politici che fanno fino in fondo il loro lavoro per cui sono certamente ben retribuiti.
Si legge di richieste di arresti e di condanne per peculato, di accuse alla politica di collusione con la mafia in Sicilia, con la ‘ndrangheta in Calabria e con la camorra in Campania, di inchieste a Perugia, a Roma, in Sardegna, con il coinvolgimento di nomi altisonanti anche del Pdl.
Ogni giorno c’è un aggiornamento su liste di nomi nero su bianco o sussurrate nelle redazioni dei giornali e in Transatlantico. Il tutto dopo le dimissioni di Scajola dovute a una forte pressione dell’opinione pubblica e della stampa per la semplice ragione che il ministro non riusciva a spiegare quello che era accaduto in occasione dell’acquisto del suo appartamento romano.
Adesso, al di là delle responsabilità penali che spetta alla magistratura provare in un clima di garantismo assoluto, è evidente che c’è una deriva che richiede una risposta ferma, immediata, chiara ed evidente, anche e soprattutto da parte del Pdl in quanto primo partito italiano e partito locomotiva della coalizione di governo. Il Pdl dovrebbe approfittare di questa occasione per offrire una ulteriore e nuova lettura della sua sigla, divenendo con i fatti il “Partito della Legalità”, isolando eventuali responsabili di episodi dannosi per la sua immagine ed evitando che questi argomenti siano appannaggio della Lega nel centrodestra e dell’Italia dei Valori nel centrosinistra.
Per diventare il “Partito della Legalità” ci permettiamo di avanzare tre proposte. La prima è la sottoscrizione di un codice etico, sulla scorta di quello approvato dalla commissione Antimafia, per tutti gli eletti del Pdl in ogni assemblea e per quelli nominati in ogni società o ente su indicazione del partito. La seconda è l’adozione dell’anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati con la pubblicazione sul sito ufficiale del partito dei dati reddituali e patrimoniali di quelli che grazie al Pdl percepiscono un emolumento. La terza è l’accoglimento della proposta di Generazione Italia, che per prima ha chiesto di adottare un iter fulmineo per approvare il ddl anticorruzione, che va anche rimpolpato nei contenuti perché così com’è appare oggettivamente da migliorare.

Come costituire un circolo


Come costituire un circolo


Generazione Italia sta arrivando sul territorio, sia a livello regionale che provinciale.
Cliccando sul pulsante di FB, potrai accedere alle pagine regionali ufficiali di GI su Facebook.

Nel frattempo, se vuoi costituire un circolo, è necessario inviare una mail a territorio.generazioneitalia@gmail.com con le seguenti informazioni:
- elenco almeno 10 iscritti (con relativi dati: nome, cognome, luogo e data di nascita, indirizzo, mail)
- ricevute pagamento degli iscritti
- indicazione della tipologia di circolo:
- territoriale (es.: Generazione Italia – Circolo di Roma*)
- tematico (es.: Generazione Italia – Circolo di Milano sezione “Ambiente”, “Cultura”, “Giovani”, “Avvocati”, etc.)
- on line (es.: Generazione Italia – Circolo web di Napoli). In tal caso, è necessario inviare anche il dominio.
- Nominativo del Responsabile del Circolo e del Direttivo del Circolo (se previsto) con relativi riferimenti (nome, cognome, mail, cellulare, indirizzo).

I circoli dovranno essere approvati entro 45 giorni dal Coordinamento provinciale di GI o, in assenza di questi, dal Coordinamento regionale. Vige la norma del silenzio/assenso.


* NB: Sarà possibile costituire più circoli nello stesso Comune. Successivamente, i Coordinamenti provinciali e regionali emaneranno apposite direttive.

giovedì 13 maggio 2010

Il Comitato nazionale di Generazione Italia


Ecco il Comitato nazionale di Generazione Italia
di Gianmario Mariniello

Ne fanno parte i Deputati Giuseppe Angeli, Luca Barbareschi, Claudio Barbaro, Luca Bellotti, Italo Bocchino, Carmelo Briguglio, Antonio Buonfiglio, Benedetto Della Vedova, Aldo Di Biagio, Francesco Divella, Fabio Granata, Antonino Lo Presti, Roberto Menia, Silvano Moffa, Angela Napoli, Gianfranco Paglia, Carmine Patarino, Flavia Perina, Catia Polidori, Francesco Proietti Cosimi, Enzo Raisi, Giuseppe Scalia, Maria Grazia Siliquini, Mirko Tremaglia e Adolfo Urso; i Senatori Candido De Angelis, Egidio Digilio, Maria Ida Germontani, Giuseppe Menardi, Maurizio Saia e Giuseppe Valditara; gli Europarlamentari Cristiana Muscardini, Enzo Rivellini, Potito Salatto e Salvatore Tatarella.

Questa è la pagina del Comitato nazionale.

Il comitato nazionale di Generazione Italia ha nominato i responsabili regionali dell’associazione interna al Pdl. Lo riferisce una nota. In Abruzzo sara’ il vice presidente della giunta regionale, Alfredo Castiglione, in Basilicata il senatore Egidio Digilio, in Calabria la componente della Commissione Antimafia, Angela Napoli, in Campania l’europarlamentare Enzo Rivellini.
In Emilia Romagna il responsabile e’ Enzo Raisi. Nel Lazio il sottosegretario alla Politiche agricole, Antonio Buonfiglio. In Liguria l’ex parlamentare di Forza Italia, Enrico Nan. In Lombardia un team composto dal senatore Giuseppe Valditara, l’europarlamentare Cristiana Muscardini, l’assessore del Comune di Milano, Giampaolo Landi di Chiavenna, il deputato Benedetto Della Vedova e l’ex deputato di An Alberto Arrighi.
Nelle Marche il parlamentare Claudio Barbaro, in Piemonte il tandem composto dal senatore Giuseppe Menardi e Maria Grazia Siliquini. In Puglia Francesco Divella, in Sicilia il deputato Giuseppe Scalia, in Toscana Massimiliano Simoni, presidente della Fondazione Festival Pucciniano. In Umbria la deputata Catia Polidori e in Veneto il tandem composto da Luca Bellotti e dal capogruppo del Pdl in commissione Bilancio al Senato Maurizio Saia.

Generazione Italia cresce. Destinazione futuro.

UPDATE: PDL: FINI, CHI PENSA A IMBOSCATE NON HA CAPITO NULLA
”Chi pensa che il gruppo di parlamentari che si riconosce attorno alle questioni che io pongo possa avere come obiettivo quello di far cadere il governo, di tendere imboscate, di rendere piu’ difficile l’azione di governo, non ha capito assolutamente niente”. Lo ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini, oggi pomeriggio, a Castiglion Fiorentino, nel corso di un incontro con esponenti locali di Generazione Italia, rispondendo ad alcune domande sui prossimi impegni parlamentari della maggioranza di governo. Il presidente della Camera e’ oggi nel paese aretino per prendere parte alla cerimonia d’inaugurazione della nuova sala consiliare del comune.
Fini aveva poco prima precisato che ”i deputati e i senatori che ritengono fondate alcune delle mie osservazioni hanno ben chiaro che il loro preciso dovere e’ quello di rispettare il programma che tutto il Pdl ha presentato al popolo italiano, perche’ a partire da me siamo stati eletti tutti sulla scorta di un programma e questo va rispettato”. (ANSA).

martedì 11 maggio 2010

Regolamento interno di Generazione Italia



Regolamento interno





FINALITÀ
1. Generazione Italia vuole essere un aggregatore intergenerazionale rivolto a tutti coloro che hanno voglia di impegnarsi per l’Italia, con un’attenzione particolare ai giovani che non vogliono limitarsi a subire il futuro del loro Paese ma hanno il coraggio e la passione di immaginarlo.

GLI ISCRITTI
2. Possono essere iscritti a Generazione Italia tutti i cittadini che non hanno precedenti penali per reati infamanti

3. E’ possibile iscriversi attraverso le modalità previste sul sito internet di Generazione Italia, all’indirizzo http://www.generazioneitalia.it/iscriviti-a-generazione-italia/

4. L’accettazione dei nuovi iscritti è effettuata entro 45 giorni dall’avvenuto pagamento dal Comitato nazionale, sentito il Coordinamento provinciale di Generazione Italia o, in assenza di questi, il Coordinamento regionale. Vige la norma del silenzio/assenso.

5. L’iscritto è tenuto al versamento della quota di iscrizione di 10€

I CIRCOLI
6. L’unità organica fondamentale di Generazione Italia è il Circolo.

7. Il Circolo può essere Territoriale, tematico od on line secondo quanto espresso di seguito:

a. Sono Circoli Territoriali quelli che operano su un territorio definito, quale il

rione, la circoscrizione, il comune, o su un territorio più vasto la cui individuazione

compete al Coordinamento Provinciale e deve essere ratificata dal

Coordinamento Regionale.

b. Sono Circoli tematici quelli che – nel territorio di un comune con più di

30.000 abitanti – fanno riferimento come distintivo elemento di aggregazione

a particolari ambiti sociali, professionali, culturali o economici.

c. Sono circoli on line quelli costituiti esclusivamente sul web. E’ necessario comunicare al Coordinamento nazionale il dominio del circolo on line.

8.Per costituire un circolo è necessario seguire tutte le disposizioni presenti sul sito, all’indirizzo http://www.generazioneitalia.it/come-costituire-un-circolo/

9. I circoli dovranno essere approvati entro 45 giorni dal Comitato nazionale, sentito il Coordinamento provinciale di Generazione Italia o, in assenza di questi, il Coordinamento regionale. Vige la norma del silenzio/assenso.

10. Per la costituzione di un Circolo Territoriale sono necessari almeno dieci iscritti.

11. Nel caso di più circoli esistenti nello stesso comune, sarà cura dei coordinamenti provinciali armonizzare attività, struttura e organizzazione dei circoli esistenti.

12. I Circoli, nel rispetto e nell’osservanza del progetto politico di Generazione Italia, dispongono di autonomia organizzativa e di azione politica.

13. I compiti di rappresentanza politica sul territorio sono di competenza del Circolo Territoriale.

14. I Circoli tematici esercitano la loro azione politica ed organizzativa esclusivamente nell’ambito specifico del loro progetto.

15. I circoli on line svolgono invece libera attività sul web.

16. Gli ambiti di esercizio dell’autonomia dei Circoli devono essere compatibili con l’idea di Generazione Italia, con i regolamenti e con le direttive politiche ed organizzative impartite dagli organi centrali e periferici.

17. I Circoli, sia Territoriali che tematici, fanno capo al Coordinamento provinciale.

18. Gli organi del Circolo sono liberamente scelti dal Circolo stesso.

GLI ORGANI POLITICI CENTRALI E PERIFERICI
19. L’azione politica, sociale e culturale di Generazione Italia è coordinata ed organizzata nei suoi organi centrali e periferici.

20. Sono organi centrali di Generazione Italia:

- Il Comitato Nazionale

- Il Coordinatore Nazionale

- La sotto Commissione Nazionale di Garanzia e dei Probiviri

21. Sono organi periferici di Generazione Italia:

- Il Coordinatore Regionale

- Il Coordinamento Regionale

- Il Coordinatore Provinciale

- Il Coordinamento Provinciale

- Il Circolo

22. L’utilizzo del simbolo di Generazione Italia è riservato a ciascuno degli organi sopra elencati nell’ambito e nei limiti dei compiti loro assegnati dal presente Regolamento interno.

IL CCORDINATORE NAZIONALE
23. Il Coordinatore Nazionale rappresenta Generazione Italia e ne promuove e dirige l’azione politica e organizzativa.

24. Il Coordinatore Nazionale ha il potere di deferire per mancanze disciplinari ogni iscritto agli organi competenti adottando anche, in attesa della decisione definitiva, provvedimenti immediati con effetti sospensivi da ogni attività.

IL COMITATO NAZIONALE
25. Il Comitato Nazionale elegge tra i suoi membri il Coordinatore nazionale.

26 Il Comitato Nazionale determina le linee dell’azione politica dell’Associazione e ne elabora gli orientamenti programmatici.

27. Il Comitato Nazionale è composto dai parlamentari aderenti a Generazione Italia.

ORGANI REGIONALI
28. Il Coordinamento Regionale, sulla base degli indirizzi generali di Generazione Italia, discute e definisce le linee dell’azione politica e le relative modalità di attuazione nell’ambito del territorio della Regione ed ha facoltà di formulare proposte agli organi centrali.

29. Fanno parte del Coordinamento Regionale, purché iscritti nell’ambito della Regione:

- Il Coordinatore Regionale

- I Coordinatori Provinciali;

- I Parlamentari Nazionali ed Europei, i Consiglieri o Deputati e Assessori Regionali;

- I Presidenti delle Regioni e delle Province, i Sindaci dei comuni delle città capoluogo o superiori a 15 mila abitanti e i Presidenti delle Circoscrizioni di decentramento comunale.

- I consiglieri e gli assessori provinciali;

- I consiglieri e gli assessori comunali dei comuni capoluogo di Provincia;

- I capigruppo consiliari dei comuni con più di 30 mila abitanti;

I Parlamentari Nazionali ed Europei partecipano altresì alle assemblee delle regioni incluse nella circoscrizione in cui sono stati eletti.

30. L’Assemblea regionale elegge, secondo apposito Regolamento, il Coordinatore Regionale e i membri elettivi del Coordinamento Regionale.

31. Al fine dello svolgimento dell’Assemblea regionale, il Comitato nazionale emana apposito regolamento.

32. Il Coordinatore Regionale promuove, coordina e controlla l’attività delle Coordinamenti provinciali al fine di mantenere l’unità di indirizzo politico del’associazione.

33. Il Coordinatore Regionale su proposta del Coordinatore Provinciale ratifica la costituzione dei nuovi Circoli. Per gravi e comprovati motivi – d’ordine politico e organizzativo – dei quali riferisce al Comitato Nazionale, ha facoltà di disporre su proposta del Coordinatore Provinciale lo scioglimento dei Circoli Territoriali o di ambiente.

ORGANI PROVINCIALI
34. Ai fini della elezione del Coordinatore e dei membri elettivi del Coordinamento provinciale, il Comitato Nazionale convoca l’Assemblea provinciale.

35. Al fine dello svolgimento dell’Assemblea provinciale, il Comitato nazionale emana apposito regolamento.

36. Il Coordinatore Provinciale promuove, coordina e controlla l’attività delle Circoli territoriali e ambientali al fine di mantenere l’unità di indirizzo politico del’associazione.

37. Il Coordinamento Provinciale propone la ratifica della costituzione dei nuovi Circoli.

38. Il Coordinatore Provinciale rappresenta Generazione Italia nel territorio di ogni provincia.

39. Il Coordinatore Provinciale presiede il Coordinamento Provinciale, che coadiuva il Coordinatore in tutte le sue funzioni. Tra i componenti il Coordinamento sono designati obbligatoriamente tutti i Presidenti dei Circoli di Generazione Italia presenti nella Provincia di riferimento.

L’AZIONE DISCIPLINARE
40. Si procede disciplinarmente a carico dell’iscritto:

a) che non osservi i doveri sanciti dai regolamenti interni

b) che tenga una condotta in contrasto con i principi dell’onore, della dignità e

del decoro personale;

c) che si sia reso indegno di appartenere all’Associazione per gravi comportamenti

antinazionali;

d) che sia stato condannato con sentenza definitiva per reati infamanti.

41. L’azione disciplinare è promossa dal Comitato Nazionale o dal Coordinamento Provinciale mediante deferimento alla sotto Commissione Centrale di Garanzia e dei Probiviri, alla quale è trasmessa contemporaneamente relazione sui fatti e motivi che la determinano.

42. Gli organi legittimati al deferimento ai sensi del precedente articolo possono disporre provvedimenti cautelari immediati compresa la sospensione provvisoria da ogni attività.

43. Le sanzioni disciplinari sono le seguenti:

a) censura;

b) espulsione.

NORME TRANSITORIE
Sino allo svolgimento delle Assemblee regionali e provinciali, che si terranno non prima di sei mesi dall’entrata in vigore del presente regolamento interno, il Comitato nazionale di Generazione Italia, nomina i Coordinatori e i coordinamenti regionali che a loro volta nominano i Coordinatori e i coordinamenti provinciali.

venerdì 7 maggio 2010

Quanti spifferi nel Pdl…



Quanti spifferi nel Pdl…
di Fabrizio Tatarella


Nel Pdl è scoppiato il finimondo perché Gianfranco Fini ha rivendicato il suo diritto a dissentire. Vuole creare una sua corrente, hanno gridato scandalizzati i cortigiani di Silvio Berlusconi.
Una novità per il Pdl? Assolutamente, no. Prima di La Russa e prima di Fini, il Pdl registrava già un nutrito elenco di correnti. Vediamo quali. Cominciamo dalle più antiche e strutturate, quella di Gianni Alemanno, raccolta intorno alla Fondazione “Nuova Italia”, quella di Maurizio Gasparri, raccolta intorno all’associazione “Italia Protagonista”, quella di Roberto Formigoni, con la fondazione “Europa e Civiltà” e quella di Lupi “Rete Italia”, vicine a Comunione e Liberazione.
Attive da anni, organizzano convegni, seminari e convention, radunando periodicamente iscritti e sostenitori da tutta l’Italia. Ad ognuna di queste correnti fanno riferimento parlamentari nazionali e europei, consiglieri e assessori regionali, amministratori e consiglieri comunali di ogni parte d’Italia. Ognuna di queste correnti raccoglie fondi e donazioni in proprio e esprime la sua, quanto si tratta di nomine e di incarichi di sottogoverno e negli enti locali e regionali.
Oltre queste, e come queste, si contano ancora: i “Promotori della Libertà” di Michela Brambilla e Bondi o “Taske Force Italia” di Frattini, Valducci, Straquadanio, correnti di stretta osservanza berlusconiana. Ancora Altero Matteoli con la Fondazione “Libertà per il bene comune”, Gianfranco Fini e Adolfo Urso con “Farefuturo”, Gaetano Quagliariello e Alfredo Mantovano con “Magna Charta”. Vi sono le correnti degli ex socialisti: quella di Renato Brunetta, con “Free Foundation”, quella di Fabrizio Cicchitto, con “Riformismo e Libertà”, quella di Stefania Craxi, con la Fondazione “Bettino Craxi”, fino a “Noi Riformatori” di Colucci. Ancora “I cristiano riformisti” di Mazzocchi, quella dell’ex socialdemocratico Carlo Vizzini, “Riformisti europei”, quella di Giulio Tremonti, con la fondazione “Respublica”, e quella di Giuseppe Pisanu, con la fondazione “Medidea”. Nessuno ha mai obiettato e protestato. Perché tanto clamore intorno a Gianfranco Fini?
Perché tanto scandalo intorno a “Generazione Italia”?

Perché io sto con Fini


Perché io sto con Fini
di Giuseppe Valditara

La direzione nazionale di giovedì 22 aprile ha rappresentato un punto di non ritorno: nel Pdl, e più in generale nella destra italiana, si è ufficialmente costituita una componente culturale che ha in Gianfranco Fini il suo principale interprete.

Fini ha posto innanzitutto un problema di democrazia all’interno del Pdl. E’ ovvio peraltro che la richiesta di maggiore democrazia e la possibilità di un dibattito all’interno del partito sono lo strumento necessario per affermare una certa visione della società italiana e un certo progetto politico.

Ma quale è dunque la identità di questa componente? Basta leggere un passo del Vangelo, Gv.8.12-19, per capire come sia decisiva, per il successo di un messaggio, la chiarezza degli obiettivi: “la mia testimonianza è vera perchè so da dove vengo e so dove vado”.

Se si ripercorrono con attenzione le dichiarazioni e le battaglie fatte da Gianfranco Fini in questi ultimi anni emerge un quadro coerente, che è a mio avviso l’essenza del “finismo”, è ciò per cui io mi considero convintamente un “finiano”.

Innanzitutto la centralità dell’idea di res publica, a cui si collega l’idea di nazione intesa come condivisione di valori fondamentali e desiderio di un futuro comune.

Da qui due conseguenze: il primato dell’interesse generale sugli interessi particolari e dell’idea di bene comune su quello dei singoli, così come la consapevolezza che la nazione non ha una identità etnica, ma ha un carattere essenzialmente culturale che si fonda su una scelta: io amo l’Italia, io merito l’Italia, perchè credo nell’Italia e in ciò che essa rappresenta. La nazione non come un fatto ineluttabile, aprioristico, ma come un atto di volontà.

Il secondo punto è una rinnovata e non qualunquista, non demagogica riproposizione della questione morale. Nessuno ha titoli per scagliare la prima pietra, ma così non si può più andare avanti, la res publica rischia di affondare sotto un tasso di illegalità diffusa che tocca trasversalmente ogni settore della società. La prima risposta concreta è dunque la centralità delle regole, la questione del primato della legge e del suo rispetto. Insomma la questione della legalità.

Con essa va di pari passo il rispetto verso le istituzioni, tutte le istituzioni, e un ruolo non certo secondario hanno le istituzioni rappresentative della sovranità popolare, a cui spetta fare le regole, innanzitutto il Parlamento, e la magistratura, che quelle regole deve far rispettare. Ovviamente una magistratura che sia messa nelle condizioni di allontanare da sè interpreti deviati, cancellando il correntismo e introducendo il principio di responsabilità al suo interno.

Ma se esiste un interesse generale della res publica e valori fondamentali comuni della nazione è evidente che occorre saper unire e non dividere, c’è bisogno di una politica che sappia ricomporre le fratture della società, che ristabilisca rapporti di collaborazione e di dialogo civile tra maggioranza e opposizione. Da qui la necessità che sulle regole fondamentali si proceda non per avvantaggiare una parte a danno dell’altra, ma per far sentire tutti partecipi di una casa comune.

E veniamo così alle riforme: di cosa ha bisogno la res publica?

Quale è il vero handicap che paralizza lo sviluppo? E’ quello che da almeno 15 anni a questa parte fa sì che l’Italia cresca meno degli altri Paesi. Certamente il debito pubblico.

E allora è chiaro che occorre finalmente avviare una grande, seria, coraggiosa politica di risanamento del debito pubblico che non può essere basata su provvedimenti occasionali, sui cosiddetti tagli lineari, ma su riforme strutturali, non a tutti costi popolari. Uno statista è quello che sa fare quelle riforme che servono al Paese, non necessariamente quelle che servono a vincere le elezioni. In questo contesto, pur riconoscendo l’importanza del federalismo fiscale, non è corretto rinviare ad esso ogni aspettativa di risanamento, perchè: 1) del federalismo fiscale non si conoscono ancora i costi, che probabilmente in una fase iniziale saranno elevati; 2) i suoi benefici si esplicheranno non prima di 5 anni e l’Italia non può aspettare 5 anni; 3) non risolverà nel breve periodo i problemi di risanamento e di competitività del Mezzogiorno, che non può continuare ad essere il “problema dello sviluppo italiano”.

Risanare il debito pubblico e avviare una sempre più efficace lotta all’evasione fiscale (l’altra grave emergenza della repubblica) per poi che fare?

Essenzialmente tre cose, che devono essere avviate prima del termine della legislatura, stanno infatti nel programma che legittima la nostra presenza in Parlamento:

1) abbassare le tasse sulle famiglie, sulle imprese, sulla casa;
2) investire in ricerca e istruzione;
3) investire nella lotta alla criminalità, innanzitutto per liberare dal cancro opprimente delle mafie intere aree della penisola, che non cresceranno finchè l’economia sana sarà sottoposta al giogo del ricatto criminale.

Più in generale occorre ripartire dal programma del Polo delle libertà del 1994, quel programma che non è stato ancora pienamente attuato. Bisogna dunque innanzitutto avviare una grande stagione di liberalizzazioni, che non renda più opprimenti quei lacci e lacciuoli che paralizzano la vita di ognuno e che nessuno finora ha avuto la capacità di sciogliere in modo radicale semplificando realmente la vita del cittadino.

Infine la certezza della pena. Si è parlato tanto di giustizia e di rapporti fra politica e giustizia, forse se ne è parlato troppo; si è parlato troppo poco di ciò che più interessa al cittadino: che i delinquenti una volta condannati vadano in galera e ci restino.

In questo contesto anche la politica, che richiede esperienza e competenza, e non improvvisazione, deve tornare ad essere credibile iniziando dalle candidature, e dalle nomine, evitando di dare l’impressione che ci sia una casta di oligarchi che promuove solo chi fa comodo, chi è in vario modo compiacente o personalmente utile e non chi può ben rappresentare gli interessi generali degli elettori e le esigenze di una buona amministrazione.

E così si tocca il tema centrale della riforma della legge elettorale che consenta finalmente ai cittadini di scegliere chi li deve rappresentare, senza peraltro scadere in quella compravendita di voti che è tipica del sistema delle preferenze. Ma si tocca anche il tema della occupazione politica delle società ancora controllate dagli enti locali e quello, spesso collegato, dei doppi o meglio dei plurimi incarichi della politica. Dunque sono necessarie privatizzazioni reali e non mascherate, innanzitutto per recidere le unghie ad un moderno feudalesimo che continua a gestire in modo clientelare anche l’economia e basta con i parlamentari che fanno i presidenti di provincia e i sindaci di importanti comuni o con gli amici degli amici che occupano numerose poltrone in cda di enti pubblici.

Questi sono i temi messi sul tavolo della politica italiana dal “finismo”, che a me piace chiamare destra repubblicana: se avranno legittimità all’interno del Pdl ne contribuiranno a ridare slancio e centralità, anche nel delicato rapporto con l’alleato leghista. In ogni caso dopo il 22 aprile hanno avuto una loro rappresentanza ufficiale all’interno della destra italiana e non sarà più possibile ignorarli.

: centrodestra, Direzione nazionale, Gianfranco Fini, legalità, partito, Pdl, riforme, valori

giovedì 6 maggio 2010

Da oggi è finalmente possibile aderire a Generazione Italia


Da oggi è finalmente possibile aderire a Generazione Italia
di Gianmario Mariniello

E’ facilissimo, basta cliccare sull’apposito banner.

Il sistema PayPal è semplice, veloce e trasparente. Idem il bonifico bancario: non saranno possibili “pacchetti di tessere”. L’adesione è individuale, spontanea e libera.

Stesso dicasi per i circoli, che potranno essere formati liberamente da non meno di dieci iscritti a Generazione Italia.

Se vuoi costituire un circolo, è necessario inviare una mail a territorio@generazioneitalia.it o territorio.generazioneitalia@gmail.com con le seguenti informazioni:

- elenco almeno 10 iscritti (quota minima per costituire circolo)

- ricevute pagamento degli iscritti

- indicazione della tipologia di circolo:

- territoriale (es.: Generazione Italia – Circolo di Roma*)
- tematico (es.: Generazione Italia – Circolo di Milano sezione “Ambiente”, “Cultura”, “Avvocati”, etc.)
- on line (es.: Generazione Italia – Circolo web di Napoli). In tal caso, è necessario inviare anche il dominio.

- nominativi del Coordinatore e del Direttivo del Circolo (se previsto) con relativi riferimenti (nome, cognome, mail, cellulare, indirizzo).

I circoli dovranno essere approvati entro 45 giorni dal Comitato nazionale, sentito il Coordinamento provinciale di Generazione Italia o, in assenza di questi, il Coordinamento regionale. Vige la norma del silenzio/assenso.

Nei prossimi giorni pubblicheremo i nomi del Comitato nazionale di Generazione Italia, che a sua volta nominerà i Coordinatori e i coordinamenti regionali che a loro volta nomineranno i Coordinatori e i coordinamenti provinciali.

Inoltre sarà pubblicato nei prossimi giorni il Regolamento interno di Generazione Italia, che disciplinerà la vita interna a GI.

PS: queste sono disposizioni organizzative provvisorie. A breve pubblicheremo sul sito il Regolamento interno.
* NB: Sarà possibile costituire più circoli nello stesso Comune. Successivamente, i Coordinamenti provinciali e regionali emaneranno apposite direttive.