venerdì 4 settembre 2009

Il Tempo è Galantuomo


Quella fotografia me la ricordo benissimo....è l'inizio di un percorso condiviso con altri"il tempo di 1gravidanza"per loro,per capirci.Il Passato:quanto c'è del mio,ma,chissa: nell'Elezione del Sig.Sindaco Roberto Bacheca a Sindaco di Santa Marinella, ecchedire dei 4302 voti di lista quanti giorni passati in strada notti insonni a lavorare per la Sua elezione,mesi passati nella creazione del Suo futuro Politico.E ne vogliamo parlare dei 276 voti del Sig.Presidente del Consiglio Comunale di Santa Marinella,se non ci fossero stati dei voti persi per non curanza"nostra",una manciata di voti avremmo sicuramente fatto primi della lista, neanche i piu' stretti colllabboratori ci credevano in questa Vittoria,276voti...... che lavoro certosino, che entusiasmo,che Vittoria,Sua.Ma questo è il Passato adesso una nuova ed affascinante avventura Politica".Come disse un Mio Carissimo Amico con la A maiuscolo il Tempo è Galantuomo,ed aggiungo io lo sarà sicuramente forte dell'esperienza del Passato.

sabato 25 luglio 2009

GruppoImago Presidente On.Francesco Aracri


Ecco il nostro laboratorio d’alta qualità,valori, merito e impegno comune

Iniziamo insieme questa nuova avventura. Dopo anni di impegno politico nei quali abbiamo attraversato mille vicissitudini entusiasmanti nel rapporto con la nostra gente ed il territorio è giunto il momento di mettere insieme tante esperienze, anche diverse, in un unico luogo di confronto in modo di poter capitalizzare le qualità umane, culturali e politiche del nostro mondo cercando così di determinare un punto di riferimento per quanti vivono l’attuale nuova ma confusa fase politica con smarrimento.
Insieme ad alcuni amici, che ritroverete in queste prime pagine della nostra rivista, abbiamo voluto dare vita a questo centro studi e ricerche come momento di aggregazione di quanti con noi hanno sviluppato in questi anni iniziative ed attività non solo politiche ma anche e forse sopratutto nelle realtà d’impresa, nelle professioni, nelle categorie, nel vario mondo dell’associazionismo.Un modo diverso, nuovo e più aperto di stare insieme, lontano da logiche settarie e di rifiuto; uno spirito diverso con il quale interpretare la partecipazione alla vita sociale, economica, culturale e politica delle nostre comunità.Partiamo oggi e siamo in tanti per aver già condiviso con molti un impegno di più decenni al servizio della nostra gente. Vogliamo crescere insieme anche a chi sino ad oggi è rimasto ai margini perchè disaffezionato alla politica e talvolta rifiutato da strutture ed organismi di partito che spesso si chiudono per paura del confronto e della competizione.Con noi vogliamo portatori di idee nuove, uomini e donne capaci di progettare insieme il futuro, giovani che sperano, sognano e si appassionano nel costruire il loro avvenire.Con noi vogliamo uomini liberi in grado di affrontare impegni e sfide nel territorio a testa alta, forti delle loro convinzioni, indisponibili al compromesso quando in gioco sono i principi ed i valori della nostra comunità nazionale.“Imago” non sarà un tram per il paradiso ma un laboratorio comune nel quale meriti, impegno e qualità misureranno le prospettive di ciascuno. Sapremo dare opportunità, occasioni, risposte alle legittime aspettative della nostra gente ma sempre ponendo al primo posto il bene comune e sopratutto valutando il lavoro e il contributo che ognuno saprà offrire a questo progetto.

Noi ce la metteremo tutta... come sempre! Un abbraccio.

mercoledì 22 luglio 2009

Presidente On.Gianfranco Fini

ILSOLE24ORE.COM > Notizie Italia

Tra Fini e il partito del Sud: il Cavaliere punta a "radicare" il Pdl
di Emilia Patta

Gianfranco Fini che ancora una volta si smarca: tornando a parlare di modifiche in senso laico al testamento biologico; auspicando – in "asse" con il Quirinale – una riforma delle intercettazioni condivisa con l'opposizione nonché un novello «spirito costituente» per riscrivere la seconda parte della Costituzione; definendo «deludente» la collaborazione della Libia nel contrasto all'immigrazione. Inoltre il cosiddetto partito del Sud, con gli azzurri Gianfranco Micciché e Stefania Prestigiacomo che minacciano di non votare la fiducia sul decreto anti-crisi se non dovesse cambiare. E infine l'insofferenza degli ex aennini per la gestione del partito unico: «Il Pdl non è democratico», è la denuncia di Ignazio La Russa, uno dei tre coordinatori. A preoccupare Silvio Berlusconi – che oggi dovrebbe partecipare alla direzione del Popolo delle libertà – carne al fuoco ce ne è abbastanza. Il tutto mentre la sua immagine e la sua popolarità sembrano messe a rischio dalle continue rivelazione di stampa sul caso escort-D'Addario: un sondaggio Ipr segnalava ieri la fiducia del premier in calo, per la prima volta dell'inizio della legislatura sotto il 50 per cento.Il «vuoto organizzativo» e il «disagio di una periferia che si sente poco rappresentata dal centro» denunciati da La Russa potranno essere risolti con un maggior radicamento del nuovo partito del centro-destra italiano sul territorio: è lo stesso Cavaliere a volere entro l'autunno una strutturazione sul territorio (coordinamenti regionali provinciali e comunali, ancora da formare) tale da poter affrontare nelle migliori condizioni la lunga campagna elettorale per le regionali del 2010. Strutturarsi sul territorio, dunque: per competere ad armi pari con la Lega al Nord e per contrastare e contenere al Sud, e soprattutto in Sicilia, le velleità autonomiste di Raffaele Lombardo e di una parte importante dell'ex Forza Italia.Di più complicata gestione il "dualismo" di fatto con Fini alla leadership del Pdl. Che Fini giochi una partita anche personale per la costruzione di un "suo" Pdl – moderno, laico, schiettamente democratico e legato alle grande tradizione conservatrice europea, dai Tories britannici al presidente francese Sarkozy – è un dato di fatto. I tempi del progetto tuttavia appaiono legati alle vicende, anche giudiziarie, di Berlusconi. E alla sua capacità di superare politicamente questa difficile fase.

sabato 4 aprile 2009

STATUTO DEL POPOLO DELLA LIBERTA'

STATUTO DEL POPOLO DELLA LIBERTA'
31 marzo 2009 ore 17:13


Su http://www.ilpopolodellaliberta.it/ sono pubblicate le deliberazioni e tutte le notizie sulle attività del Movimento; è consentita la registrazione degli aderenti e degli associati; sono inoltre previste consultazioni e iniziative di democrazia diretta, con il coinvolgimento anche periodico di cittadini, aderenti e associati su temi di rilievo per l’attività del Popolo della Libertà; è inoltre favorita e promossa la partecipazione degli aderenti e degli associati ai social network e alle altre forme di aggregazione in rete.

lunedì 30 marzo 2009

La Lega chiede conto al Cavaliere


IL MESSAGGERO.IT
La Lega chiede conto al Cavaliere, faccia a faccia col Senatur
di Marco Conti





ROMA (30 marzo) - Alla fine della tre giorni la "logica del predellino" ha avuto la meglio. Silvio Berlusconi ha glissato su molte delle questioni sollevate dai leader del partito-socio e ha indossato i panni del messia che tutto contiene e indica la rotta senza proccuparsi molto dei contenuti del nuovo partito. Non una parola sul testamento biologico, non una sul referendum elettorale, non una sul rapporto con la Lega, alleato egoista che «spesso ne approfitta», come ha sostenuto dal palco Ignazio La Russa. Archiviata la rivoluzione liberale della scorsa legislatura per un neo statalismo, anche all'attuale crisi economica il premier ha riservato poche battute, mentre più esplicito è stato sulle riforme costituzionali e dei regolamenti. In questo caso i destinatari del messaggio sono stati due: Gianfranco Fini e Giorgio Napolitano. Al presidente della Camera e al Capo dello Stato, Berlusconi ha spiegato che intende mettere mano alle riforme. Che proverà a coinvolgere l'opposizione senza però credere troppo alla reale volontà di Pd e Udc, e che comunque andrà avanti perchè la crisi economica impone un premier con più poteri. La strada sembra già tracciata e anche questa volta l'appello al popolo segnala l'imminente svolta. Ogni qual volta il Cavaliere ha voluto ribadire la legittimità del suo ruolo minacciato da toghe, palazzo o alleati, è salito su di un predellino appellandosi direttamente al popolo. Così è stato anche ieri e così promette di fare qualora non si arrivi in questa legislatura a riforme che a suo giudizio devono mettere l'esecutivo in condizione di funzionare. Sembra un paradosso per un leader che può contare su una maggioranza parlamentare di oltre cento parlamentari e su una dialettica di coalizione praticamente azzerata grazie anche alla nascita del Pdl. Eppure il ritornello del premier che non può far nulla e che è dotato del solo strumento della moral suasion, sembra far breccia nelle convinzioni dell'elettorato. Nel quadro strategico del Cavaliere, emerso dall'ultimo congresso, c'è un unico tassello ancora non andato ancora completamento a posto: il rapporto con la Lega. All'alleato, trattato di recente dal premier con inusuale asprezza, non sono sfuggite le bordate congressuali. Bossi ha tenuto i suoi appellandosi alla necessità che ha ogni partito, in occasione del congresso, di tracciare e marcare la propria identità. Questa sera nel salotto di Arcore, i due avranno però modo di chiarire alcuni passaggi importanti. A cominciare dalla data del referendum elettorale. Un appuntamento che Bossi vede come il fumo negli occhi, perchè lo sbocco bipartitico che imporrebbe il modello referendario obbligherebbe anche il Carroccio nel contenitore-Pdl. La proposizione di un modello statalista e il conseguente abbandono del modello liberale della legislatura 2001-2006, rischia infatti di avere qualche ripercussione sui tempi di attuazione della riforma federalista.

sabato 14 marzo 2009

congresso Pdl

14/3/2009 (8:5) La Stampa
L'incognita Fini sul congresso Pdl

Forza Italia teme smarcamenti del leader di An. E dopo le ultime uscitedi dissenso infuria la polemica in rete
UGO MAGRI
ROMA
Il Guastafeste. Ovvero, Gianfranco Fini: l’unico in grado di imprimere una piega imprevedibile ai due eventi storici del centrodestra, l’ultimo congresso di An e il primo del Pdl. Nel quartier generale berlusconiano non ci si attende alcunché di buono. Definirlo «allarme rosso» è forse eccessivo, vista la storia del personaggio. Meglio definirlo un incubo, Fini che ruba la scena al premier con qualche uscita «di sinistra», polarizza l’attenzione e manda in briciole l’immagine del nuovo partito adorante... Inutile cercare conferme tra virgolette. Nessuno tra i consiglieri del Cavaliere sarebbe così sprovveduto da ripetere, nei confronti di Fini, gli epiteti comparsi nel «blog» ufficiale di Forza Italia (il più carino è «voltagabbana»). Ma la preoccupazione si palpa. Opinione raccolta nel giro che conta: «C’è da scommettere su due discorsi da Bastian Contrario. D’altra parte Gianfranco è andato da Vespa, l’altra sera, proprio per marcare i dissensi con Berlusconi, e c’è riuscito». Altra voce, pure questa dai vertici del Pdl: «Piazzerà qualche bomba, cominciando dal congresso di An. Però deve stare attento che non gli esploda in mano. Perché nemmeno lui può permettersi di contestare i nostri valori fondanti». Siamo sul chi vive. Circolano voci, rigorosamente false, di uno scontro furioso al telefono tra Berlusconi e Fini. Di autentico c’è lo strascico della vicenda «pianisti», la tensione per il voto con le impronte digitali che di fatto azzera il premio di maggioranza e rende ogni votazione una lotteria... Fini parlerà domenica 22 e sabato 28. La prima volta, a coronamento del congresso di An; la seconda, durante le assise Pdl. Toglierà l’«abito istituzionale», ha anticipato, per dire pane al pane. Berlusconi non è chiaro se si farà vivo al commiato di Alleanza nazionale, l’entourage sta discutendo i pro e i contro. Di certo il Cavaliere sarà l’alfa e l’omega della kermesse Pdl, relazione iniziale e replica finale. Presenza decorativa di tanti giovanotti, sfilata dalla tribuna di vecchie glorie, coreografia non ancora decisa perché tutto è molto in ritardo, Berlusconi vuole curare personalmente i dettagli ma non ha ancora trovato il tempo. Preoccupatissimi gli organizzatori perché i due congressi si svolgono nello stesso padiglione della Fiera di Roma. Cosicché ci saranno pochi giorni per smontare la scenografia del congresso di An, con il ponte simbolico tra passato e futuro, e assemblare il palcoscenico del Cavaliere. L’Inno del Pdl non è pronto, basterà quello di Mameli. Quanto al marchio, sarà identico al simbolo elettorale ma senza la scritta «Berlusconi presidente». Partito con le regole o senza, come teme Fini? Tra pochi giorni si alzerà il sipario sullo Statuto. Qualche anticipazione filtra dal comitato apposito riunitosi ieri con Corsaro, Quagliariello, Fontana, Martinelli e Capezzone. In cima alla piramide il Presidente, eletto dal congresso per alzata di mano. Sotto di lui, tre coordinatori: La Russa, Verdini e Bondi. Quindi un Ufficio di presidenza dove i notabili già fanno a botte per entrare. Membri di diritto i capigruppo e i coordinatori. Gli altri venti membri saranno divisi secondo la solita proporzione, 14 di Forza Italia e 6 di An. Per non creare troppi scontenti, Berlusconi darà la precedenza ai ministri. Sotto l’esecutivo una folta Direzione da 80 persone, un pletorico Consiglio nazionale e una massa di iscritti virtuali, che non prenderanno la tessera ma verranno registrati, come in America. Anticipa Quagliariello: «Sarà un partito del leader con un forte ruolo degli eletti, ma aperto a forme di partecipazione nuove e canali al passo coi tempi, cominciando da Internet». Si guarda avanti, ma si lotta sulle poltrone. Pietose bugie per nascondere le liti. Versione di An: i coordinatori regionali verranno scelti prima del congresso e comunicati dopo. Versione di Forza Italia: i coordinatori saranno scelti prima, è vero, ma l’ultima parola sarà di Berlusconi. Che potrà fare e disfare.

domenica 8 febbraio 2009

ILGiorno del Ricordo


Il Giorno del Ricordo
10 febbraio 2008





Con la Legge N. 92 del 30 marzo 2004 la Repubblica Italiana ha istituito il "Giorno del ricordo in memoria delle vittime delle foibe, dell'esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale" e ha concesso "un riconoscimento ai congiunti degli infoibati". Scopo del riconoscimento del Giorno del Ricordo è quello di "conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale" (articolo 1, comma 1).La terribile pagina di storia a cui fa riferimento il Giorno del Ricordo è quella che interessò i territori dell'Istria a partire dall'autunno del '43, subito dopo l'armistizio, fino al 1947, dove furono rastrellate, deportate e uccise migliaia di persone, per lo più italiani, dai partigiani dell'esercito di Tito. L'inizio dell'eccidio risale al '43, subito dopo l'armistizio, nell'Istria abbandonata dai soldati italiani e non ancora controllata dai tedeschi, quando i partigiani slavi gettarono nelle foibe (fosse rocciose profonde fino a 200 metri) centinaia di cittadini italiani considerati "nemici del popolo".Ma fu nel 1945, durante i quaranta giorni dell'occupazione jugoslava, dall'ingresso di Tito il 1 maggio fino all'arrivo delle truppe anglo - americane a metà giugno, che la carneficina delle foibe raggiunse l'apice dell'orrore.Lo sterminio fu condotto senza distinzioni politiche, razziali ed economiche, seguendo le direttive di Tito che ordinava di eliminare i fautori del nazionalismo. Furono arrestati fascisti, anti-fascisti e partigiani, cattolici ed ebrei, uomini, donne, vecchi e bambini, industriali, agricoltori, pescatori, poliziotti e carabinieri, militari e civili, secondo un disegno che prevedeva l'epurazione attraverso torture, fucilazioni e infoibamenti.La persecuzione, soprattutto in quella "terra di nessuno" vicina al confine sottoposta all'amministrazione jugoslava, la violenza e l'efferatezza delle esecuzioni, precedute spesso da processi sommari, torture e linciaggi, determinarono l'esodo che nel dopoguerra allontanò quasi tutta la popolazione italiana dall'Istria.Ancora oggi, dopo circa sessant'anni, non ci sono cifre ufficiali relative ai deportati, agli italiani uccisi durante la prigionia e, soprattutto, agli infoibati scomparsi nell'autunno del '43 e nella primavera del '45. Non sono, però, gli zeri in più o in meno a ridurre la portata di questa tragedia, di cui è importante conoscere le cause e le dinamiche per evitare che in futuro qualunque essere umano si possa ritrovare protagonista, vittima o carnefice, di una storia di persecuzione. Il 10 febbraio è un giorno per ricordare, per raccontare, per capire e condividere la memoria dopo anni di silenzio.